Piemonte fuori dall’asse lombardo-ligure
Riportiamo l’articolo, a firma di Stefano Rizzi, pubblicato su “Lo Spiffero” il 27 agosto 2015
Se non è la macroregione sognata dalla Lega, quello stretto tra Lombardia e Liguria si annuncia, comunque, come un patto di ferro sul tema più spinoso e oneroso per le Regioni: la sanità. Condividere esperienze, mettere sullo stesso tavolo problemi fino ad oggi relegati entro i rispettivi confini, programmare la mobilità attiva e passiva dei pazienti, adottare criteri comuni per l’accreditamento delle strutture e fare cartello anche per quanto riguarda l’annoso problema degli acquisti: sono le linee principali definite nel protocollo d’intesa predisposto nelle scorse settimane dai due enti e pronto per essere firmato da Roberto Maroni e Giovanni Toti nei prossimi giorni.
I due governatori lo hanno annunciato a Bordighera, ospiti della festa della Lega, dal cui palco le bordate al governo e a quelle Regioni che hanno fatto della sanità un pozzo di debiti senza fondo non sono certo mancate, così come le ricette per la terapia.
“Si va a vedere quanto costa un servizio qualunque nella sanità. Si assume come standard il costo minore: le Regioni che superano i prezzi standard fanno pagare di più ai propri cittadini e non alle altre Regioni, come invece sta accadendo ora. Il governo Renzi carica su tutti gli italiani i debiti delle Regioni non virtuose e lo fa per non colpire quelle regioni governate dal centrosinistra, come la Puglia, la Calabria e la Campania che hanno voragini nella sanità” ha detto il governatore lombardo. “Bisogna fare i conti con i due miliardi tagliati da Roma alle Regioni in tema di sanità. Il sistema sanitario ligure va completamente ripensato, e non è una cosa semplice, ma il nostro lavoro porterà i suoi risultati” ha affermato il neo-presidente inquilino di Piazza De Ferrari. Come un’equipe, anziché un solo medico alle prese con un paziente, grave l’asse lombardo-ligure – nelle intenzioni dei due governi regionali di centrodestra – può portare a risultati più ravvicinati e migliori rispetto all’azione singola di ciascun ente. Insomma, meglio insieme visto che vicini si è.
E il Piemonte? Convitato di pietra o pietra dello scandalo perché su fronte politico opposto? “Penso che in prospettiva sia utile coinvolgere anche il Piemonte in un’ottica di Nord-Ovest. Intanto però, iniziamo noi”, ha sentenziato Maroni. Un’apertura all’indirizzo di Sergio Chiamparino quella del governatore lombardo che viene, anzi, rafforzata dall’assessore regionale alla sanità ligure. Allo Spiffero, Sonia Viale, ex parlamentare del Carroccio e già sottosegretario agli Interni oggi vicepresidente della Liguria con la pesante delega alla sanità, dice chiaro e tondo che “una sinergia con il Piemonte sarebbe strategica. Abbiamo ampie zone confinanti, la mobilità tra le due regioni è molto alta e collaborare su un fronte come quello della sanità è indispensabile, specie dovendo fare i conti con i tagli che il governo continua a fare sulle Regioni”.
Senza giri di parole il messaggio diretto a Torino è questo “Si vuole stare con il governo e subire i tagli che pesano sulla sanità, o con i territori, con gli enti locali e fare fronte comune per garantire una sanità migliore ai cittadini, evitando sprechi e disparità, incominciando dai costi e per continuare fino alle liste d’attesa?”. Su questo terreno, quello delle lunghe attese per esami e ricoveri, che tanto pesa sui cittadini, “la Lombardia ha fatto passi avanti importanti e noi vogliamo raccogliere quell’esperienza. Poi c’è la mobilità. Nessuno si illude di azzerarla, ma governare i flussi sì. Ci sono eccellenze in Lombardia come in Liguria e in Piemonte, vanno valorizzate, messe in rete, e al contempo regolare quelle fughe che spesso non sono dovute a scarsa qualità, ma ad altri fattori che debbono essere gestiti”. Consapevole di rappresentare “una regione che equivale a una provincia della Lombardia”, la Viale rimarca l’importanza di fare sistema, come stanno incominciando a fare sotto la Lanterna con la vicina Lombardia.
Un’alleanza agevolata dagli stessi colori politici che governano le due Regioni, ma se questo può essere un valore aggiunto, un atout, resta quell’invito piuttosto esplicito indirizzato a Piazza Castello. Anzi, a corso Regina, quartier generale della sanità piemontese, da dove, per ora la risposta è tiepida per non dire fredda. “Premesso che in un recente passato abbiamo avviato contatti con la Lombardia, così come con la Valle d’Aosta e con la stessa Liguria quando era assessore Claudio Montaldo (Pd, giunta Burlando, ndr) l’iniziativa di Toti e Maroni mi pare sia connotata in maniera decisamente politica” dice, interpellato dallo Spiffero, l’assessore Antonio Saitta. Ma se conviene sulla “necessità di operare sul fronte dei costi standard” per evitare differenze spesso abnormi tra Regione e Regione, la sua linea di condotta, pure di fronte alle avances liguri e alle aperture lombarde, resta quella di “ricondurre tutti questi temi che sono certamente importanti, nella loro sede naturale che è la Conferenza delle Regioni”. Lo stesso organismo che, per inciso, ha in Chiamparino il riconfermato presidente e in Toti il suo nuovo vice. Per Saitta, insomma, l’asse ligure-lombardo spiccatamente targato Lega-Forza Italia non è la via maestra e, almeno per lui, quella che il Piemonte deve imboccare. Rapporti di buon vicinato, collaborazione e contatti, ma protocolli congiunti, no grazie.
Difficile, dunque, immaginare in un futuro prossimo che al tavolo cui siederanno tra poche settimane per la prima riunione quattro esperti lombardi e tre liguri si possano accomodare anche colleghi piemontesi. “Qui non si tratta di un asse di partiti, ma una collaborazione tra Regioni confinanti da cui trarre vantaggi reciprochi e trasferirli ai cittadini” dice l’assessore ligure. Sotto la Mole non la si pensa proprio così. “Meglio discuterne tutti insieme, senza fare assi che mi ricordano un po’ la vecchia idea del Limonte e altre simili, nella sede opportuna” dice Saitta. Riferendosi a quella Conferenza delle Regioni che a settembre dovrà eleggere, tra gli altri, il nuovo coordinatore del tavolo della Sanità. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già detto di volere, per quel ruolo, la riconferma del suo assessore Luca Coletto. “Abbiamo chiesto la delega alla sanità perché è un lavoro che abbiamo dimostrato di saper fare e la nostra posizione non cambia: ci opponiamo ai tagli lineari che trattano allo stesso modo chi spreca miliardi e chi amministra con oculatezza, non è possibile che in Veneto un pasto ospedaliero costi 6,5 euro e in altre parti d’Italia dieci volte di più” aveva detto nella riunione in cui era stato rieletto Chiamparino. “Sui tagli alla salute abbiamo rotto le palle e continueremo a farlo” la chiosa del presidente del Veneto. Una Regione che – a dispetto della geografia – sulla sanità, oggi, è più vicina a Liguria e alla Lombardia di quanto non lo sia il Piemonte. E chissà che le distanze non aumentino ancora.


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