Sprechi di giustizia
Riportiamo l’articolo, a firma di Riccardo de Caria, pubblicato su “Lo Spiffero” il 20 novembre 2015
Viviamo in un mondo di risorse scarse: tolto giusto i nuovi libri di Travaglio, le repliche di Via col vento e poco altro, tutto prima o poi si esaurisce. E ciò perché tutto ha un costo, se non altro in termini di tempo, che infatti è anch’esso un costo (costo-opportunità, per la precisione) dal punto di vista degli impieghi alternativi che ne potrei fare (le opportunità a cui rinuncio scegliendo di dedicarmi a una data cosa, appunto, anziché a tutte le altre possibili).
Ecco, a me pare che, se guardiamo alla giustizia italiana nel suo complesso, le risorse potrebbero essere impiegate assai meglio. Lasciamo pure perdere le proverbiali inchieste del procuratore Guariniello, aperte a ritmo quasi giornaliero, anche là dove i presupposti appaiono fin da subito molto dubbi, costringendo il procuratore capo ad intervenire nei casi più evidenti.
E lasciamo pure perdere i tanti casi patologici di processi che ci fanno ridere dietro dal mondo intero, come quello alle agenzie di rating della fantasiosissima procura di Trani.
Ci sono infatti molte vicende criticabili che non dipendono dalla volontà e dalle scelte di uno o più magistrati, ma piuttosto dal sistema nel suo complesso. Molte di queste vicende riguardano odiosi processi contro la libertà di espressione, di cui feci un catalogo su queste colonne qualche tempo fa, che nel frattempo non ha fatto che allungarsi.
Molti altri procedimenti di cui si farebbe volentieri a meno partono da iniziative di qualche associazione dei consumatori in cerca di protagonismo, il Codacons su tutte, la cui ultima follia, davvero degna di Lercio.it, è l’esposto contro Belen alla Guardia di Finanza per aver rifiutato di servire nel suo ristorante la rivale Selvaggia Lucarelli. Così ora, per bene che vada, ci sarà la sfilza di funzionari di turno che dovranno perdere il loro tempo dietro alla minchiata del secolo, ma per l’appunto questo è il sistema.
Oddio, nel caso della GdF, meglio che perdano tempo dietro a cose come questa piuttosto che dedicarsi al loro odioso core business, ma i risultati sono invece molto più gravi quando si verte in un altro settore che sempre più spesso vede l’apertura obbligata di fascicoli in casi dove invece bisognerebbe lasciar perdere e immediatamente dedicarsi ad altro.
Penso alle tante vittime di aggressioni, rapine, violazioni di domicilio, tentativi di furto vari, che si difendono, e su cui puntualmente viene aperto un procedimento penale. È un atto dovuto, anche se la persona verrà ritenuta aver agito per legittima difesa, spiega sempre la procura, e dal punto di vista giuridico ha perfettamente ragione. Ma sta di fatto che intanto i poveri malcapitati sono costretti a subire le conseguenze, economiche e non, di un procedimento penale, e poi sono anche molti i casi in cui alla fine la povera vittima finisce con l’essere condannata, civilmente e/o penalmente, come nel caso del povero Ermes Mattielli.
Ma l’apoteosi l’abbiamo raggiunta con il negoziante di Rimini che, vittima di un tentativo di estorsione da un delinquente con tanto di siringa in mano, lo chiude nel suo negozio fino all’arrivo dei carabinieri, e si vede denunciato dall’aggressore per sequestro di persona.
Ora, uno può auspicare che prevalga il buon senso, come si augura giustamente il suo avvocato, ma intanto c’è una macchina che gira per questo come per i millanta casi di querele sul nulla che affogano i nostri tribunali.
I rimedi ci sarebbero, perché basterebbe punire molto più severamente chi fa lavorare a vuoto la macchina in questione, mentre una querela oggi non costa virtualmente nulla, va su tutto e non impegna, per quanto campata per aria essa sia.
E poi, bisognerebbe avere il coraggio di affrontare la questione dell’obbligatorietà dell’azione penale, perché basterebbe consentire ai magistrati di archiviare molto prima, e già un po’ di risorse si libererebbero per cose molto più urgenti.
In tempi di terrorismo alle porte, forse, prima che comprimere le libertà civili (con annessi ulteriori costi, naturalmente fuori dal conto del deficit), sarebbe preferibile impiegare meglio le risorse che abbiamo, consentendo e insieme ordinando ai magistrati e alle forze dell’ordine di dedicare le risorse esistenti alle vere urgenze, anziché sprecare tempo e denaro nel catalogo di fesserie in cui sono costretti a rimanere invischiati. Il tempo e il denaro, infatti, prima o poi finiscono, checché ne pensino gli anti-einauditi: meglio pensarci prima che finiscano i soldi per le cose serie.
Cose inaudite.


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