Europa: dalla crisi dei migranti a Papa Francesco
-Redazione- Oggi il Santo Padre riceverà il premio Carlo Magno, conferito ogni anno dalla città di Aquisgrana per l’impegno a favore della pace e dell’integrazione in Europa. Proprio per questo sia Angela Merkel sia il presidente Jean-Claude Juncker si trovano in visita a Roma.
Ieri, un po’ in sordina, gli organi di informazione hanno comunicato gli esiti dell’incontro tra il Cancelliere tedesco e Matteo Renzi. Unità di visione sulla necessità di intervento sui migranti, ma differenze di visione sui metodi. Insomma: abbiamo paura che, al di là delle parole e degli intenti, si continui a rimandare un intervento unitario, necessario per risolvere una situazione, che non è detto sia di pura crisi, visto il perdurare dei flussi migratori nel tempo.
Certamente le armi non sono una soluzione e, come rimarca il Guardian elogiando le posizioni italiane, si devono creare delle condizioni diverse nei Paesi di partenza. Però ciò non basta. Perché è indispensabile sradicare quella rete di “affaristi”, che lucrano sulla clandestinità. Non si parla solo degli scafisti, ma anche di coloro che usano questi esseri umani per il traffico d’organi (organi spesso diretti verso il Nord Europa). E poi lo sfruttamento del lavoro e quello della prostituzione. E poi il traffico d’armi e gli affari della criminalità organizzata, che si intrecciano con le finte organizzazioni benefiche, che screditano anche l’opera buona di tanti, che volontariamente offrono il proprio aiuto.
Una rete contraria sia alla pace sia alla solidarietà, per cui, invece, tanti si impegnano. Sarebbe opportuno utilizzare due richiami di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura” (questo è rivolto a noi) e “convertitevi!” (per coloro che fanno mercato di esseri umani, distruggendone la dignità).
L’Europa si trova in forte difficoltà, con la NATO (e anche i commercianti e i trafficanti d’armi) che spinge verso il riarmamento. La pace si costruisce sulla base di volontà di pace. La pace si costruisce anche ricongiungendo le divisioni e conoscendo la propria identità. Tanto ancora deve fare l’Europa per la pace e per la propria identità. Questo dipende da noi, dalla lotta contro il relativismo e dall’affermazione di valori non negoziabili. Questa è la battaglia di oggi contro la guerra.


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