“Basta con la sinistra Tafazzi” Chiamparino pronto a rompere
Riportiamo l’articolo, a firma di Oscar Serra, pubblicato il 16 giugno 2016
“Quale coerenza c’è nel sostenere la mia maggioranza in Regione e votare contro la giunta Fassino al Comune di Torino?”. Comunque vada il ballottaggio, le urne si porteranno dietro una resa dei conti tutta interna alla sinistra subalpina. Lo fa capire chiaramente Sergio Chiamparino che, nella serata di chiusura della campagna elettorale del compagno Piero, alla Holden, attacca a testa bassa quella “componente minoritaria della sinistra”, pronta a “far prevalere il germe distruttivo che ha portato a vedere l’avversario in chi è più vicino” mentre “l’avversario è chi sta per far fare un salto nel buio alla città”.
Un riferimento evidente a quel gruppo dirigente riunito intorno a Torino in Comune e alla candidatura di Giorgio Airaudo. In particolare a Marco Grimaldi, capogruppo di Sel a Palazzo Lascaris, eletto nel listino del presidente all’interno di quella coalizione che un anno dopo ha archiviato in nome di una sinistra alternativa slegata dal Pd. “Il mio non è un ricatto – spiega allo Spiffero – ma un invito a riflettere sulla coerenza dal momento che le due amministrazioni hanno sempre lavorato insieme”.
L’ennesimo laboratorio aperto a ridosso delle urne e chiuso dagli stessi elettori, che al primo turno si sono divisi tra un voto di protesta confluito in massa nel Movimento 5 stelle e il voto “utile” o “responsabile” alla coalizione di centrosinistra. In mezzo, la sinistra dell’apericena ferma al 3,7%, troppo “fighetta” per rappresentare la rabbia che montava nelle periferie, troppo inaffidabile per costituire una credibile alternativa a Fassino. Il fallimento è dimostrato plasticamente nel responso dei seggi: il miglior risultato arriva nei luccicanti quartieri del Centro e della Crocetta (4,7%), la Caporetto nel profondo Nord delle Vallette (2,6%), una contraddizione in termini per chi ha scelto l’autonomia per rappresentare gli ultimi, quelli che la crisi aveva lasciato indietro. Una coalizione variopinta più che arcobaleno, un caravanserraglio che per non perdere pezzi è stato costretto a fermarsi all’indomani del primo turno, nell’impossibilità di scegliere una via piuttosto che l’altra. Nessuna indicazione di voto e questo, probabilmente, ha ulteriormente acuito il fastidio di chi, come Chiamparino (e ovviamente Fassino), avrà considerato nelle cose la prima corsa in solitaria, ma forse si attendeva un sostegno pieno al ballottaggio da chi per cinque anni aveva condiviso con il Pd l’amministrazione di una città, oneri e onori, posti e prebende.
Così, con la Sinistra all’opposizione al governo e a Palazzo Civico, i falchi preparano la scissione anche nel parlamentino piemontese. Il capogruppo dem Davide Gariglio ha vissuto con crescente fastidio la scelta di Grimaldi e anche le sue ultime punzecchiature sul reddito di autonomia a pochi giorni dal duello finale non hanno fatto altro che indispettirlo ulteriormente. Questa volta potrebbe contare anche sulla sponda del governatore, che è uomo tendenzialmente refrattario alle rotture, ma che ha anche dimostrato di non temere il redde rationem come accadde a metà del suo secondo mandato in Comune con la revoca delle deleghe all’assessore di Rifondazione Comunista Luigi Saragnese. In quell’occasione parlò di un quadro politico mutato rispetto a quando si insediò la sua giunta, il partito di Bertinotti aveva rotto con Valter Veltroni alle politiche del 2008 e anche in Provincia aveva deciso di abbandonare Antonio Saitta. Parlò di coerenza e cacciò dalla maggioranza quella sinistra che andò a schiantarsi alle politiche e alle amministrative. Quella con cui oggi, come nel più classico déjà-vu, è alleato Grimaldi.


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