Associazioni Sportive e Impianti Sportivi
Nell’ambito della gestione dei Fondi finalizzati alla realizzazione/manutenzione degli impianti sportivi gestiti dalle varie Associazioni Sportive presenti sul territorio, quello che oggi pare mancare è un criterio univoco e oggettivo che permetta di assegnare le adeguate priorità.
Ogni anno, infatti, la Regione decide di assegnare dei fondi alle società disseminate sul territorio, basandosi esclusivamente sul criterio che vi può accedere “chi ne fa richiesta”. Questo metodo sta così portando ad una realizzazione di impianti a “macchia di leopardo” fatta di contrapposizione tra impianti super-moderni (gestiti dalle società sportive più intraprendenti) e impianti da “terzo mondo” (e cioè gestiti da società che neanche sono a conoscenza di tali opportunità di finanziamento regionale).
Ma attenzione: non sempre le società più intraprendenti sono quelle che sviluppano progetti importanti per gli utilizzatori finali; a volte, infatti, può capitare che società “meno attente” a studiare aspetti burocratici (che potrebbero portare denaro) siano invece molto più fondamentali di quelle che appaiono più organizzate/strutturate, perché dedicano il 100% delle loro risorse umane (sempre limitate) a far fare sport a ragazzi meno fortunati. Pensiamo, ad esempio, a tutte quelle società sportive del territorio che si occupano del recupero di ragazzi con deficit psicomotori (ad es. sordo-muti, autistici, atleti con protesi, etc.): il valore aggiunto che queste realtà forniscono al territorio grazie al loro impegno nel sociale è enorme. Ma non sempre tali realtà hanno così tante risorse (volontarie) da poter dispiegare per seguire sia il core-business (far fare sport ai ragazzi) che le attività più burocratiche (finanziamenti).
Ecco quindi, a puro titolo d’esempio, dove il contributo delle istituzioni potrebbe essere determinante: accedendo alle varie Federazioni dei vari sport (tennis, calcio, ginnastica, atletica, etc.) acquisire i nomi di quelle società che sono impegnate nel sociale con l’inserimento di bimbi “meno fortunati” nel tessuto agonistico di competenza (ad esempio, per il calcio, tutte quelle società che dispongono di Scuole calcio Qualificate che hanno nel loro organico tesserati con problemi psicomotori).
Questo permetterebbe, ad esempio, di poter indirizzare con “modalità push” i vari investimenti, potendo così raggiungere anche quelle realtà che sono realmente più bisognose ma che magari, per loro carenze organizzative/strutturali, non sono risultate altrettanto “smart” nel cercare di qualificarsi per tali finanziamenti.
Paglialunga Paradisi Alberto


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