Tasi, bilanci comunali nel caos
Riportiamo l’articolo, a firma di Stefano Rizzi, pubblicato su “Lo Spiffero” il 14 dicembre 2015
Sparisce la mini Tasi e salta fuori un maxi casino. La mossa del gambero fatta dal Governo che alla Camera ha cassato la sanatoria inserita dallo stesso esecutivo con un emendamento nella legge di Stabilità nel passaggio al Senato, ha l’effetto di un duro calcio negli stinchi (ovvero i bilanci) di 866 Comuni italiani, di cui 85 solo in Piemonte, ma pure di una botta da mandare in confusione studi di commercialisti, Caf e, ovviamente, pure i contribuenti.
È il tutt’altro che allegro ballo delle aliquote: quali applicare? Quelle stabilite in ritardo o, come stabilisce ora il Governo, quelle precedenti? Nell’ottantina di municipi piemontesi, così come nei restanti settecento e oltre sparsi nel Paese, le delibere con cui fissare le aliquote della tassa sulla casa sono state approvate oltre il termine fissato del 30 luglio e nella classifica delle regioni che contano il maggior numero di amministrazioni locali ritardatarie il Piemonte sta al terzo posto, insieme alla Calabria, preceduto da Lombardia e Campania.
Qualcuno certo ha dormito, qualcun altro avrà provato a fare il furbetto contando sull’aumento della compensazione prevista per l’anno prossimo, ma c’è pure chi pur facendo le cose di corsa non è arrivato in tempo. Adesso sono tutti insieme a ballare la rumba delle cifre, con previsioni di bilancio che rischiano di sballare. E la rabbia sale, insieme alle richieste di mettere una toppa che non sia peggio del buco. Gianluca Barbero, sindaco di Valenza (foto) l’altro giorno ha fatto una telefonata di fuoco a Piero Fassino chiedendo che l’Anci si faccia sentire a Palazzo Chigi. Nella città dell’oro il ritorno alle vecchie aliquote vale 700mila euro in meno e Barbero spiega che lui è stato eletto a metà giugno al ballottaggio “appena insediati abbiamo dovuto approvare il bilancio consuntivo della precedente amministrazione, poi ci siamo messi a lavorare alla Tasi, più in fretta possibile, e per pochi giorni abbiamo sforato il termine e adesso ci troviamo in questa situazione: un giorno leggiamo che il governo vara la sanatoria e il giorno dopo la annulla”. Fosse finita qui: “Nella piattaforma informatica del ministero dell’Economia, utilizzata da Caf e commercialisti, ci sono le aliquote approvate da noi e che il governo dice non siano valide”. Ovvero: visto che la seconda e ultima rata scade il 16, mercoledì, molti l’avranno già pagata e gli altri la pagheranno con le cifre che lo stesso ministero dice e scrive nella legge di stabilità alla Camera che non sono valide.
Il caso di Valenza è solo uno degli oltre ottanta in Piemonte, dove in analoga situazione si trovano anche comuni come Ivrea, Borgo San Dalmazzo, Verbania (sia pure solo limitata ai capannoni industriali) e Acqui Terme. “Una situazione sconcertante” per il senatore Daniele Borioli, Pd e primo firmatario dell’emendamento che al Senato aveva previsto la sanatoria. “È incomprensibile come il Governo al Senato faccia proprio il nostro emendamento, allargando anzi le maglie che allungano i termini dei ritardi rispetto al testo originale, e poi alla Camera imponga una linea diametralmente opposta. Qui si rischia di innescare una guerra tra Governo e Comuni senza tenere conto dei casi differenti”. Un punto questo su cui un altro appunto all’esecutivo arriva sempre da parte della maggioranza: “Nessuno vuole giustificare chi ha cambiato le aliquote pensando di ottenere una maggiore compensazione dallo Stato il prossimo anno, ma introdurre una discriminante a favore di quei Comuni che sono andati al voto la scorsa estate e non hanno avuto il tempo necessario per rispettare il termine è il minimo che si dovrebbe fare” sostiene la deputata dem Cristina Bargero.
Di una “valutazione attenta che non penalizzi amministrazioni locali spesso già in difficoltà e che hanno validi motivi per giustificare il ritardo” parla anche un altro deputato piemontese del Pd, Enrico Borghi. Durissimo il senatore Federico Fornaro, esponente della sinistra dem: “Sono rimasto senza parole di fronte alla decisine del Governo – dice -. Se la deroga ai Comuni ritardatari non era tecnicamente possibile, non si riesce a capire perché il Governo l’abbia fatta propria inserendola al Senato nel maxiemendamento alla legge di Stabilità. Lo stesso Governo – rimarca Fornaro – che adesso alla Camera si autocensura proponendo un emendamento soppressivo. È una situazione di caos a cui si dovrà porre rimedio, anche se non saprei proprio con quale veicolo normativo”. L’Anci batterà un pugno sul tavolo? Ma soprattutto vien da chiedere se in via XX Settembre vorranno sentirlo, insieme alle decise prese di posizione di molti parlamentari dello stesso partito di governo. “Salvano le banche – commenta amaro il sindaco di Valenza – e affossano i Comuni”.


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