Bresso alla resa dei conti della Regione “Cota truffatore, Pd e giunta pavidi”
Riportiamo l’articolo, a firma di Stefano Rizzi, pubblicato su “Lo Spiffero” il 18 settembre 2015
È delusa e irritata, Mercedes Bresso. E non fa nulla per nasconderlo. Da giorni il centrodestra, Roberto Cota in testa, ha ripreso a battere sul tasto della voragine nei conti della Regione Piemonte addossando la responsabilità del disavanzo di 5 miliardi, certificato dalla Corte dei Conti, alla giunta presieduta dalla zarina.
Che, da Bruxelles dov’è impegnata nella discussione comunitaria sul tema delle frodi, non le pare vero di cogliere la palla al balzo e usare proprio quel termine per definire quanto fatto dai suoi successori. Prima, però, ci sono quei sassolini da togliersi dalle scarpe e recapitare in piazza Castello come un cadeau non certo gradito, ma non si sa quanto inatteso da chi, nell’esecutivo e nello stesso Pd finora non si è certo speso più di tanto per difenderla. “E se non lo fanno loro, mi difendo da sola” dice al telefono con lo Spiffero, dopo aver ribattuto punto su punto “le frottole che il centrodestra continua a raccontare ben sapendo che la verità è un’altra, ma temendo che se dopo aver appurato che sono stati truffatori in campagna elettorale, la Corte dei Conti scoprirà che lo sono stati anche nei conti pubblici, allora saranno guai seri”.
La difesa della Bresso è, da par suo, piuttosto un attacco: “Continuano ad addossare alla mia giunta responsabilità che non ha, ma che soprattutto sono state escluse proprio dalla Corte dei Conti la quale ha invece messo sotto esame il loro sistema di amministrare e di gestire le risorse, non il mio. Io sui conti sono sempre stata molto attenta e anche nel settore della Sanità abbiamo passato tutti i vagli, compresi quelli dei governi berlusconiani”. Smonta le tesi di Cota che ancora ieri l’altro aveva ripetuto: “La nostra colpa è aver fatto emergere il buco della Bresso. Il debito fuori bilancio scoperto non riguarda la nostra gestione, ma la gestione di Mercedes Bresso: noi abbiamo fatto emergere quello che gli altri avevano nascosto”. Le smonta rivelando quella che lei definisce una frode: “Aspettavano a chiudere il bilancio consuntivo, quando avevano pronto quello preventivo cercando di coprire ogni anno un buco di 4 o 500 milioni euro. Un giochetto che nei tre anni e più ha portato a circa un miliardo e mezzo”.
L’altro buco, quello per arrivare alla cifra mostre di 5 miliardi, secondo l’ex presidente della giunta oggi all’Europarlamento è frutto di un altro “errore commesso volontariamente”: i soldi arrivati dallo Stato erano destinati a pagare debiti pregressi con i fornitori e, quindi “dovevano essere registrati in entrata e in uscita, altrimenti sarebbero stati conteggiati al pari di un mutuo, come è in effetti successo”. Scontata, per la Bresso, la richiesta di chiarimenti e i rilievi della Corte dei Conti. Raffazzonata e inconsistente la giustificazione addotta anche dallo stesso ex vicepresidente e assessore al Bilancio Gilberto Pichetto circa gli accordi con i governi Monti e Letta sul meccanismo da usare per quei fondi: “Avranno anche parlato con il ministero – ammette la zarina – ma se la legge non è stata cambiata, la legge doveva essere rispettata e loro non lo hanno fatto”.
Stanca, anzi “stufa” di queste accuse che arrivano da chi la sbagliato e “continua a dare la colpa agli altri, a me nello specifico, pur di fronte ad atti come quelli della Corte dei Conti che dicono come noi abbiamo agito correttamente e loro no”. Stanca degli attacchi del centrodestra, ma se possibile ancora più irritata da una difesa d’ufficio tanto debole da risultare pressoché inesistente da parte “di chi allora era capogruppo del Pd e oggi ha in mano i conti della Regione e le cose le sa e le sapeva”. Se in parte sgrava della responsabilità di non difenderla nella maniera attesa e dovuta Sergio Chiamparino, “che all’epoca non era in Regione anche se è laureato in Scienze Politiche e qualche cosa di conti credo capisca e comunque si spaccia da economista”, una Bresso sempre più determinata a non fare sconti fuori così come in casa mette al centro del mirino Aldo Reschigna. “Si limitano a dire che loro fanno le cose nella maniera giusta e va bene. Ma di fronte ad accuse come quelle che arrivano dal centrodestra credo che potrebbero e dovrebbero fare di più. Ma forse pensano che sia meglio lasciar sparare su chi non c’è più, in maniera da evitare di essere colpiti loro”.
Parole a dir poco pesanti quelle che da Bruxelles l’ex zarina non risparmia all’indirizzo di uomini del suo stesso partito. Quel Pd che per usare un’immagine regalata nell’anonimato da un suo esponente, potrebbe mettere dei coltelli, al centro del simbolo, belli lunghi però. Quel partito ai cui uomini saliti ai vertici della Regione, la Bresso dice chiaro e tondo: “Se non mi difendete voi, mi difendo da sola”. E chissà cos’è meglio, o meno peggio, per loro?


Commenti recenti