Prima dell’unità contano le persone
Riportiamo la lettera, a firma di Stefano Commodo, pubblicata su “Lo Spiffero” il 21 marzo 2016
Gentile Direttore,
era curioso sabato mattina alla Gam, in occasione dell’incontro organizzato dall’avv. Luca Olivetti, sentire Marrone, Rosso, Ricca e Olivetti stesso ripetere come un mantra che loro erano la stessa cosa politica, che non c’era differenza tra loro, che infatti in tutti questi anni avevano fatto fronte comune -spalla a spalla – contro la sinistra. Insomma, c’è da chiedersi perché si presentino divisi all’elettorato, di cui pure hanno riconosciuto l’unitarietà di cultura e di valori: tra l’altro l’elettorato di destra ha in uggia la burocrazia partitocratica, con tutte le inefficienze e i costi inutili del proliferare delle sigle e dei segretari dello 0,5%. È un po’ come venisse offerto all’elettore/consumatore di poter andare presso tre uffici che hanno tre organigrammi e tre sedi per ricevere lo stesso servizio.
Tutto questo conferma ciò che è stato l’argomento dell’incontro che ho concorso ad organizzare il 17 marzo, in cui tutti i movimenti del centro-destra sono stati sollecitati a dare risposta alla richiesta di unitarietà nella scelta del candidato Sindaco, che deriva proprio dall’unitarietà dell’elettorato, che è lo stesso per Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e per tutti le altre realtà politiche che si muovono a destra del Pd. Ed anche in quella sede tutti i partecipanti hanno riconosciuto di essere espressione di un popolo unico.
Se è così, ed è così, a Torino ed in Piemonte la destra (basta con centrodestra e centrosinistra, ipocriti e svianti, vediamo meglio il contenuto del vasetto!!) può davvero proporsi come laboratorio per affermare la propria indipendenza verso il “tavolo romano” che mortifica le diversità e le esigenze locali, ma anche per riprendere quel processo di riunificazione dell’area alternativa alla sinistra che era iniziata con il “Polo” per giungere al Popolo della Libertà, per deflagrare nel personalismi utilitaristico, affamato di faziosità e privo di ogni scenario che contempli attenzione per il “bene comune”.
A questo punto, se si vuole agire uniti nella convinzione che questo è ciò che pretende l’elettorato e che questa è la condizione – pure pacificamente riconosciuta – per partecipare seriamente alle prossime elezioni per il Sindaco di Torino, bisognerà anche capire quale sia il profilo del candidato che possa essere speso con un minimo di chance di successo, non solo al fine del risultato immediato ma anche al fine dell’opera innovativa di riunificazione di un’area politica ampia di cui si parlava prima.
La scarsa autorevolezza della classe dirigente del centrodestra piemontese, culminata alle scorse elezioni politiche con la colonizzazione da parte di candidati espressi da Roma, rende evidente che nessuna personalità avrebbe la capacità di imporsi, non solo sull’elettorato ma anche sugli altri partiti della coalizione diversi dal proprio; a ciò si aggiunge la scarsa credibilità dei politici in genere, ma in particolare di quelli di destra, che dal proprio elettorato avevano ricevuto il mandato di smontare uno Stato nemico dei cittadini e delle libertà, riducendone la burocrazia e l’inefficienza, ma che hanno mancato di tutta evidenza l’obiettivo, nonostante le inutili certificazioni autoreferenziali.
Se poi tali candidati hanno usufruito di piccoli e grandi privilegi della casta politica, proprio quelli che meno è disposto ad accettare l’elettorato di destra, sommando prebende e pensioni, addirittura accucciandosi in quegli ambiti classici della grigia convivenza del potere vero e della finta opposizione, ne risulta chiara la loro “non ricevibilità” da parte dell’elettorato e la irrimediabile debolezza che si porterebbero dietro, a danno della coalizione unitaria che dovrebbe esprimerli.
Bisogna prendere atto che la Lega, pur essendo il movimento che al momento può essere trainante del fronte alternativo alla sinistra, ha fatto per prima un passo indietro, indicando nel notaio Morano un candidato che in quanto non espressione di nessun gruppo politico può essere rappresentante di tutta la coalizione. L’esperienza vincente di Brugnaro a Venezia dovrebbe indicarci con precisione la strada, soprattutto – al di là delle persone – per la validità dello schema operativo adottato, coerente con l’elettorato di centro-destra, poco incline ad accettare una politica chiusa nella sua torre d’avorio o addirittura mortificata nella prospettiva del “Partito della Nazione”.


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