Povera Torino in povera Europa
-Redazione- Se non consideriamo un miracolo, a Torino le elezioni amministrative del 5 giugno segneranno la disfatta della destra torinese. Di ben poco peso le parole di Giovanni Toti, che proporrebbe un lavoro per l’unità del cosiddetto centro-destra dopo le elezioni: il lavoro era da fare prima. E noi abbiamo messo la nostra parte di impegno, che loro non hanno assolutamente messo. Mentre Lega e FdI hanno compreso immediatamente la situazione ed hanno fatto un passo indietro, individuando nel notaio Morano un ottimo (e lucido) candidato all’interno della società civile, Forza Italia (non nella sua interezza), ha deciso, per Torino, di fare uno sciocco sgambetto ai suoi naturali alleati. Con il silenzio colpevole della dirigenza regionale del partito. Nel frattempo altri hanno deciso di correre per conto loro, dopo aver detto che era importante l’unità (lo hanno affermato sia con la presenza sia con le parole, salvo poi contraddirsi correndo da soli). Questo tridente sdentato provocherà un disastro. E ora, cari signori, domandatevi perché vi si dovrebbe votare, se avete segnato le costanti disillusioni e delusioni del vostro elettorato di riferimento?
Nel frattempo, però, non bisogna cedere, correndo sull’Aventino. Non bisogna farlo perché la povera Torino non è messa meglio della povera Italia in una povera Europa. Dove era il fior fiore dei pensatori, quando si discuteva la riforma costituzionale, prima che venisse votata (in attesa del referendum di quest’autunno)? E ora è tutto un fiorire di “no” e di “ma come”… Quand’era ora né i giornali né i cittadini ne parlavano. Ora sembra che i “maestri del pensiero” si siano risvegliati. E non per trovare una soluzione migliore (ciò si doveva fare prima), ma solo per dire di no.
E l’Europa? Per la prima volta, dopo la II Guerra Mondiale, in Austria corrono per la presidenza due partiti alternativi rispetto ai grandi schieramenti (Verdi ed estrema destra). La Merkel ha paura (arrivano le elezioni anche in Germania). Ma, anche in questo caso, si chiude il recinto dopo che i buoi sono sfuggiti. I fatti, che portano verso la disgregazione dell’Europa unita, si susseguono. Però tutti continuano a dimenticarsi l’importanza di una identità unitaria. L’assenza di una cultura condivisa, generata anche da una operazione di investimento, che porti a definire un milieu culturale comune, sta portando l’Europa a dividersi.
Per questo – cioè per ritrovare una cultura ed una identità condivise – dovremo combattere, per evitare di avvicinarci a condizioni di scontro, che ricordino quelle che hanno preceduto la I Guerra Mondiale (stiamo andando in quella direzione, se non ve ne foste accorti). Bisogna sradicare lo spirito, che suggerisce “tanto io cosa posso fare? Cosa importa, ho i miei problemi!”. E noi metteremo la nostra parte. Sperando anche nella vostra presenza e contributo attivo, che in questi anni non è mancato, ma si deve fare più forte.


Commenti recenti