La cultura di Giano bifronte
– Redazione – All’interno della cornice del restaurato Oratorio di S. Filippo Neri a Torino è andato in scena, nel corso di una settimana, un interessante spettacolo, dal titolo “La Cultura di Giano Bifronte”. Ovverosia la rappresentazione dei due volti della cultura torinese: ciò che desidereremmo e ciò che oggi è.
Nella prima parte abbiamo assistito all’incontro-presentazione della “Fondazione Magellano”. Tra i partecipanti Enzo Biffi-Gentili (tra l’altro curatore dei restauri dell’Oratorio), che ha dichiarato, in una intervista a “Il Torinese”, che la “concordia istituzionale” ha prodotto danni enormi per la cultura. Nella seconda parte, sabato e domenica scorsa, masse accalcate hanno assistito alla rappresentazione di quella “concordia istituzionale” (o consenso di massa per una non-cultura stantia), organizzata dalla Fondazione del Libro, che, in barba al buco di bilancio e al debito con i fornitori, continua a ricevere finanziamenti pubblici e sostegno di pubblico e, ancor più grave, di quegli stessi editori, che pagano fior di quattrini per partecipare anche al Salone del Libro.
Vorremmo tagliare la testa a Giano Bifronte. Perché non si tratta di cultura e, quindi, crescita individuale e sociale. Ma solo ricerca del consenso elettorale, da parte di quei potenti, che sostengono e mantengono una cerchia stretta di amici (nonché la cassa, ovviamente, per pagare le loro amicizie).
La cultura è fondamentale, poiché costituisce la base dell’identità politica e poiché costituisce il motore dell’innovazione e del benessere di qualsiasi Paese. Dunque speriamo che la testa di Giano cada e, alla cultura della “concordia istituzionale”, si sostituisca una sana opera di cooperazione tra cittadini Enti ed imprese per il benessere, di cui Torino (e anche la nostra Italia) avrebbe tanto bisogno.


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