Degrado a Torino: lamentarsene o cambiare rotta?

-Redazione- Degrado a Torino? Perché lamentarsene? Tutti hanno condiviso una politica conservatrice, a partire dalla scelta dei nomi (sempre gli stessi), che hanno governato la città in maniera che cadesse in miseria. E questi “tutti” sono stati ininterrottamente votati dai cittadini.
Risultati… Stessa acquiescenza allo spostamento fuori di Torino dei centri d’interesse dell’ industria e della finanza piemontesi. Mantenimento delle stesse persone e delle stesse ideologie al vertice delle istituzioni culturali. Tagli indiscriminati alla cultura. Assenza di una politica culturale e identitaria. Verticismo assoluto. Stessa fanatica concentrazione su uno sviluppo abnorme dell’ edilizia, che ha aggravato, anziché risolvere, l’andamento del settore, ed ha peggiorato la situazione ambientale e paesaggistica. Conseguente declino economico e culturale ininterrotto.
L’assenza di cambio di prospettiva è un male assoluto da combattere. Il cambio di nomi è, però, frutto di un cambio di programma. Un insieme, cioè, di obiettivi ed una strategia, che devono essere necessariamente condivisi con la società civile.
Basta, quindi, con i programmi decisi nei salotti “bene”, a tavolino tra amici, al solo fine di spartirsi ancora una volta delle poltrone, che hanno dimostrato di non saper gestire (o meglio: di saper gestire benissimo, dato che sono incollati a quelle posizioni da decenni).
Una scelta non di provocazione, ma di coscienza, con un po’ di coraggio, che non guasterebbe agli elettori. Quel coraggio, che, invece non manca a chi ha ancora la faccia tosta di volersi ripresentare per chiedere una fiducia, che, ci auguriamo, non venga più riconfermata.


Commenti recenti