Cambiare programma per una nuova Torino
-Redazione- Si dice: “L’appetito vien mangiando”… Solo che, ormai, tanti politici (non solo a Torino) hanno fame di poltrone, avendo quasi trasformato il governo di questo Paese in un sistema quasi feudale (mi dai una fondazione? Ti regalo un seggio…). Ciò non toglie l’esistenza di persone, che credano nella politica. Per fortuna.
Il problema è che da tanti anni ormai la politica si è trasformata in caccia alla poltrona, per colpa di una silenziosa trasformazione, che nessuno ha ancora avuto il coraggio di affermare. Si sono sostituiti progetti politici e programmi con dei volti più o meno vendibili. E così tutti rincorrono un pezzo di giornale, qualche secondo in TV, uno straccio di paginetta digitale per comparire meglio. Dall’altra parte programmi vecchi oppure slogan, costruiti per seguire le mode del momento.
E così si vivacchia (maluccio) nell’inerzia, mentre attorno tutto crolla. Vogliamo un grande cambiamento (e questa volta non facciamo sconti). Prima di tutto serve il programma! Non un programma scritto affannosamente, fatto di slogan, che non funzionerebbero nemmeno più al mercato rionale, poiché datati (anche se molta gente, per stanchezza, fa finta di crederci). Un programma che tenga conto di alcuni pilastri (ad esempio: cultura, sanità, lavoro, ambiente…) e con orizzonti più ampi, dato che siamo una Città Metropolitana ed il territorio da amministrare è quello della ex Provincia.
Anzi… paradossalmente, se non rinasceranno le realtà rurali e montane, la città sarà sempre più disperata e priva di orizzonti. Così come accadrà se non si terrà conto del contesto dell’Euroregione alpina, che sta delineando la propria fisionomia politica. E su questo non si dica che siamo consapevoli. Basti pensare all’impatto (zero) che l’incontro svolto a Torino sulla Convenzione delle Alpi ha avuto sulla cittadinanza in fatto di consapevolezza…
Dunque: prima il programma, grazie!


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