OGGI LO SCIOPERO DEI “FORCONI”
Come andrà? È la domanda che ci poniamo tutti, ma è chiaro che il “movimento dei forconi” ha già vinto la sua battaglia perché pur non sapendo nulla di chi c’è dietro questa iniziativa e di come è in concreto organizzata, molti – e basta parlarne nei negozi o negli uffici – la stanno “sentendo” come una risposta inevitabile e quasi doverosa ad un sistema politico deresponsabilizzato e soprattutto sempre più diretto da centrali finanziarie che di tutto si occupano meno che del benessere e della serenità dei popoli.
Questa è l’evidenza ormai inaccettabile che sta davvero creando una situazione prerivoluzionaria: chiunque io elegga non saprà o non vorrà ridurre la macchina burocratica e di potere che è stata creata intorno alla politica e per pagarne gli sprechi mi metterà sempre più la mani nelle tasche, giustificandosi dietro l’FMI, la BCE o la Merkel.
Addirittura l’insipienza del nostro governante, di qualsiasi coloro oppure “tecnico” ma sempre eterodiretto, pretende più tasse e allo stesso tempo riesce ad inventare nuovi ostacoli alle attività economiche, costringendo tanti operatori a chiudere non potendo far fronte ad assurdi studi di settore.
Un motivo in più per guardare con simpatia un movimento che nasce a livello di popolo è la risposta conservatrice ed infastidita della sinistra nobile torinese: Diego Novelli presidente provinciale dell’Anpi –che già si è messo in vista nei mesi scorsi per aver tacciato di “revisionismo” un onesto storico che ha appurato che Dante Di Nanni non si uccise gettandosi dalla finestra come l’epica locale ci aveva sempre cantato, ma in un nascondiglio da cui più logicamente tentava di sottrarsi alla cattura- su La Stampa del 7 dicembre arriva a (stra)parlare di «Provocazioni fasciste».
Ma come? per una volta il popolo si muove da solo, prende coscienza dei propri diritti e li fa valere con vigore –e tutti speriamo nella piena legalità- e gli eredi della sinistra rivoluzionaria nei loro salottini del potere ormai raggiunto si scandalizzano?
Aspettiamo e vediamo: il popolo italiano è un popolo pacifico, ma attenzione a non provocare l’ira dei pacifici!


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