Regione, “rimpastino” entro l’anno
Riportiamo l’articolo pubblicato su “Lo Spiffero” il 17 novembre 2015
Ego te baptizo piscem. Chissà se Sergio Chiamparino farà come quei monaci che nel Medioevo per aggirare l’obbligo dell’astinenza dalle carni solevano ribattezzare le bistecche. Il governatore confida sempre sulla sua buona stella e ancora ieri, ha respinto l’ipotesi di una verifica politica con Sel, l’alleato che ha definitivamente rotto con il Pd al Comune di Torino: “Solo la parola mi fa venire l’allergia”, ha detto indirizzando qualche punzecchiatura al capogruppo “separatista” Marco Grimaldi.
Eppure non tutto dipenderà dalle callipigie terga del governatore. Anche se il malessere che si respira in casa dem – dopo l’annuncio di Giorgio Airaudo di scendere in campo contro Piero Fassino – ha trovato un anestetico nel capogruppo-segretario Davide Gariglio, il quale, fiutata l’aria, ha fatto una repentina marcia indietro dagli intenti bellicosi di qualche ora prima, è difficile che Monica Cerutti possa restare in giunta in rappresentanza dei vendoliani. E per quanto amante dello status quo, Chiamparino – che pure quando toccò a lui riuscì a disinnescare la mina Airaudo (mentre oggi non ha mosso un dito per dare una mano all’amico Piero) – sarà costretto a mettere mano alla sua squadra. Prendendosi la Cerutti in carico personalmente, al pari di quanto accade per gli assessori non riferibili chiaramente a un partito.
Il Chiampa, dunque, salva l’assessora da un sicuro arrostimento nella politica dei due forni dei vendoliani – alleati del Pd in Regione, avversari in Comune – ma potrebbe cogliere pure l’occasione per fare il tagliando a un esecutivo che non ha certo brillato, specie in alcuni settori e che, al momento della sua costituzione, ha lasciato a becco asciutto qualche territorio. Anche qui volente o nolente sarà la contingenza dettare l’agenda politica. Non certo l’unico, ma forse il più evidente, punto debole nell’azione di governo è rappresentato dall’assessorato alla Cultura. Pur manager del settore e donna dalle frequentazioni che contano nell’ambiente, Antonella Parigi paga la mancanza del quid politico che l’ha portata più volte a sopportare con fatica le sollecitazioni, così come gli attacchi delle minoranze e le stesse istanze da un mondo – quello variegato e complesso della cultura con i suoi poteri e le sue lobby – cui non sempre è in grado di fornire risposte soddisfacenti. Non foss’altro per la sempre più esigua disponibilità finanziaria che l’hanno più volte portata a lamentarsi dei tagli imposti. Una posizione non facile da tenere, la sua (di cui risparmiamo, per carità di patria, alcuni recenti episodi avvenuti in Commissione e in altri luoghi della città). Un ruolo insomma difficile da reggere per chi potrebbe rinunciare a rimanere in giunta, ritrovando nel suo ambiente più naturale e confacente la possibilità di operare, senza le pressioni quotidiane, talvolta troppo pesanti per chi non ha l’attrezzatura politica e la corazza per sopportarle.
Se, come appare sempre più probabile, la casella occupata oggi dalla Parigi si libererà da qui a poco tempo, Chiamparino e prima ancora il Pd avrebbero già il nome da inserire. Prima però occorre mettere mano ad altro per arrivare alla data del tagliando con tutti i pezzi e gli aggiustamenti pronti. Si tratterà, a quanto risulta, di spacchettare le attuali deleghe in capo alla Parigi, affidando la Cultura (per il Turismo potrebbe essere un altro il destinatario, magari Giorgio Ferrero che l’accorperebbe in un binomio giusto per il Piemonte con l’Agricoltura) a Gianna Pentenero. Che, a sua volta, sarebbe chiamata (si fa per dire) a cedere l’Istruzione ad Augusto Ferrari. Un cambio, questo, che si renderebbe sempre più necessario per evitare che il clima di tensione che si respira soprattutto negli ambienti cattolici legati alla scuola nei confronti delle politiche della Pentenero diventi per Chiamparino e per il partito, in vista delle comunali, un problema non più risolvibile. Lo stesso segretario regionale Gariglio avrebbe speso, in tal senso, parole rassicuranti incontrando alcuni esponenti dell’Agesc venerdì scorso al teatro dell’Agnelli, a margine di un convegno per il quarantennale dell’associazione genitori delle scuole cattoliche. Non dimentichiamoci che siamo alla vigilia dell’emanazione del bando sul buono scuola e tra i democratici nessuno vuole che si ripetano le scene di qualche mese fa.
Compensata con la Cultura Pentenero, spostata l’Istruzione – con la difficile partita dei bandi per le suole parificate tutta da giocare – al cattolico Ferrari, questi potrebbe molto probabilmente lasciare l’attuale delega – che a detta di tutti ha gestito con ottimi risultati – alle Politiche sociali. È a questo punto che il Chiampa farebbe quadrare il cerchio con la new entry al posto della Parigi. Il nome che circola con insistenza e non solo come semplice rumors è quello di Domenico Ravetti, attuale presidente della commissione Sanità a Palazzo Lascaris, nonché vice di Gariglio alla guida del gruppo Pd. A lui, seguendo lo schema del risiko cui si dovrebbe cimentare Chiamparino, andrebbero proprio le Politiche sociali, tematica che conosce e tratta proprio in virtù di guida della IV Commissione.
La possibile entrata in giunta di Ravetti andrebbe, inoltre, a sanare la mai rimarginata ferita aperta nell’Alessandrino con la mancata nomina di un assessore espressione di quel territorio. Ravetti, se le voci saranno confermate dai fatti, rappresenterebbe anche il definitivo stop a istanze, più o meno palesi, più o meno velleitarie, di una parte del Pd alessandrino di vedere rimediato l’affronto subito nel 2014 con la nomina da parte del Chiampa di un assessore esterno. Dopo le elezioni, quando ancora la squadra era da comporre, più d’uno sulla riva del Tanaro aveva tentato e sperato di far entrare nell’esecutivo regionale l’ex presidente della Provincia Paolo Filippi, escluso dal novero dei candidati tra mille polemiche e forti tensioni all’interno del Pd mandrogno. Da pochi giorni nominato coordinatore provinciale di Futuro democratico – la corrente fassiniana cui appartiene anche il sindaco del capoluogo Rita Rossa – Filippi resta per alcuni suoi supporter ancora l’uomo da suggerire al governatore quale assessore (esterno) in rappresentanza della trascurata terra alessandrina. Suggerimento al quale a Torino sembrano fare tutti orecchie da mercante. Incominciando da Gariglio che sarebbe, invece, più che favorevole all’ingresso in giunta del turco Ravetti con il quale ha rapporti ottimi e stretti, anche per il fatto di averlo come vice a Palazzo Lascaris. Quando, nelle scorse settimane, avviò gli incontri nei vari quadranti della appena nata segreteria regionale, Gariglio aprì il tour nell’Alessandrino a Castellazzo Bormida, il paese di Ravetti. Tra i fassiniani si contò più di un mal di pancia. E si sfiorò la colica quando a cena Gariglio si piazzò a tavola attorniato dai turchi.


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