Sconfitta pesante, il Pd vede le (5) stelle
Riportiamo l’articolo, pubblicato su “Lo Spiffero” il 15 giugno 2015
“Il caso Venaria dimostra che non sappiamo più intercettare la voglia di cambiamento”. L’analisi di Fornaro, senatore della sinistra dem. Una città chiave per comprendere tante dinamiche “a partire dal voto di Sel per i grillini”. E tra un anno si vota a Torino.
«A Venaria c’era una voglia di cambiamento che non siamo stati in grado di intercettare». Il primo a commentare i risultati dei ballottaggi nel Pd piemontese è il senatore Federico Fornaro, l’uomo dei numeri di via Masserano, che proprio nella città della Reggia vede il caso emblematico di una serie di tendenze manifestatesi a livello nazionale. I dati «ribadiscono una forte disaffezione degli elettori nei confronti dei partiti e soprattutto di quelli che hanno amministrato – dice Fornaro -. Hanno cambiato colore, infatti, 7 capoluoghi su 13 e ben 44 comuni su 72». Tra questi c’è Venaria, in cui il M5s ha interrotto decenni di amministrazioni rosse. «Il malessere degli elettori si è manifestato in tre modi: un elevato astensionismo, un voto contro le amministrazioni uscenti e un ottimo risultato delle liste civiche». È l’essenza di quanto avvenuto ieri (e anche nel primo turno), con il successo del candidato grillino Roberto Falcone, capace di doppiare abbondantemente i voti del democratico Salvino Ippolito.
«Le vecchie fedeltà di identificazione partitica sono saltate. Il cosiddetto zoccolo duro è ridotto ai minimi termini. Oggi serve un candidato, una squadra e un programma credibile». Probabilmente ciò che mancava a Venaria dove il Pd ha vissuto continue scissioni negli anni, che hanno visto protagonisti ex Ds come il penultimo sindaco Nicola Pollari e tutto il giro degli ex Popolari: per informazioni chiedere all’ex assessore Paolo Berger o a Vincenzo Russo o ancora a Franco Ferrara. Un’emorragia continua, contro quella cordata che prima ha sfiduciato Pollari, poi ha sostenuto Catania, salvo far saltare il banco anche in quella coalizione e mettendo l’amministrazione nelle mani di un commissario a pochi mesi dalle elezioni. Giochi da vecchia politica cui i cittadini venariesi per la prima volta si sono voluti dissociare. Un voto contro, quello emerso da Venaria: contro il Pd a costo di sostenere uno sconosciuto sulla scena pubblica come l’attuale primo cittadino.
«Questo voto deve suonare come un campanello d’allarme per tutta la cintura torinese, dove il Movimento 5 stelle ha un potenziale altissimo come testimoniato anche nelle ultime Politiche. Intercetta il voto giovanile e quello operaio e si sta inserendo in vecchie roccaforti elettorali della sinistra come la scuola – prosegue Fornaro con la sua analisi -. Una emorragia che non viene compensata a destra». E infine: «il ballottaggio ha sdoganato il sostegno della sinistra al M5s, una saldatura che al momento non si trasformerà in alleanza, ma che comporta dei rischi, soprattutto in vista di futuri ballottaggi». E tra un anno si vota a Torino, dove le grandi manovre per individuare un sindaco “benicomunista” che possa ottenere anche il sostegno di Sel e Rifondazione sono già iniziate.
Un’analisi che può essere ribaltata anche su Valenza: perde l’amministrazione uscente di Sergio Cassano (centrodestra), vincono gli sfidanti del Pd guidati da Gianluca Barbero. «Un voto coerente col giudizio negativo che la città ha dato su Cassano e su un’operazione di trasformismo fuori da ogni decenza, con destra e sinistra a sostenere un sindaco cui quegli stessi partiti non hanno permesso di approvare il rendiconto».
Intanto nel Pd subalpino c’è preoccupazione per l’ennesima débâcle: che ci fosse un pezzo di partito che mal vedeva la candidatura di Ippolito era risaputo, ma intanto in due anni il partito è stato sconfitto in ben tre roccaforti elettorali: a Nichelino, a Druento e ora a Venaria: insieme sono una città di circa 100mila abitanti.


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