Infrastrutture Regionali per le Telecomunicazioni ed il loro rapporto con la Ricerca/Innovazione
Per moltissimi anni Torino è stata considerata, a livello mondiale, una delle “capitali” dell’eccellenza tecnologica nel settore delle Telecomunicazioni.
La presenza in città di quello che era lo CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni, nato nel lontano 1964) aveva infatti garantito una visibilità al mondo che tutti ci invidiavano. In quel centro di Ricerca, di proprietà Telecom Italia, lavoravano oltre 1.200 ricercatori che rappresentavano una vera e propria “fucina di cervelli” con un know-how d’eccellenza che ha permesso negli anni di ottenere risultati eccellenti sul fronte dell’innovazione tecnologica. Basti infatti pensare all’impulso fondamentale che questo centro ha dato al mondo interno nello sviluppo delle tecnologie di trasporto (fibra ottica), di quelle di interconnettività (quali, ad esempio ISDN, ATM, IP) o applicative (tra cui l’invenzione del MPEG !), per immaginare di ciò che stiamo parlando.
Leadership di innovazione tecnologica ufficialmente riconosciuta a livello mondiale, sia dagli operatori di rete, sia dalle case manifatturiere che dagli enti di normativa/standardizzazione e certificazione.
Bene, oggi lo CSELT inteso come Centro di Ricerca del Gruppo Telecom Italia, di fatto, non esiste più poiché tale patrimonio è stato “spalmato/assorbito/diluito” dalle varie strutture interne di Telecom Italia. In altre parole, non esiste più un centro di Ricerca (con la “R” maiuscola!) che con la sua massa critica di know-how possa ancora rappresentare in maniera così univoca non solo Torino, ma la competenza italiana nel settore delle TLC e IT in genere.
Sempre in città esiste un altro polo che dovrebbe raggruppare delle competenze preziose, che è il CSI Piemonte. Dico dovrebbe perché è molto difficile capire l’utilità in termini di costi/benefici che tale centro fornisce al territorio, essendo lo stesso forse più focalizzato a gestire dinamiche di potere interno che non dall’essere focalizzato verso una competitività di mercato che mal si sposa con l’approccio delle “commesse garantite” da parte di enti pubblici (o simili).
Detto questo, una certezza sicuramente esiste: realtà torinesi storiche quali le due sopraccitate, hanno permesso la crescita di un know-how locale assolutamente confrontabile con realtà mondiali apparentemente molto più famose (e.g. Silicon Valley) che però vengono meglio sfruttate.
Se pensiamo, ad esempio, alla possibilità di fare sinergia tra tutte le principali competenze del territorio, si potrebbe sicuramente arrivare ad una razionalizzazione delle varie reti (sperimentali e non) che negli anni sono state create e che, magari, oggi sono finite nel dimenticatoio e quindi non sfruttate.
Di fatto, la possibilità di disporre di un’unica infrastruttura Regionale di trasporto/interconnettività scorrelata dal mezzo d’accesso (WiFi, ADSL, CDN, etc.) su cui far comunicare le varie applicazioni (ad esempio quelle medicali, quelle di Pubblica Amministrazione, etc.), già da sola rappresenterebbe un valore enorme per il territorio.
In termini di applicazioni che ne potrebbero beneficiare basti citare alcuni banalissimi esempi: la gestione dei dati anagrafici per un VERO sportello Unico, applicazioni di Videosorveglianza del territorio, Formazione a distanza (Tele-learning), Teleassistenza medica (ad esempio, per diagnosi da remoto) sono solo alcuni degli esempi che si possono fare. Ovviamente, l’infrastruttura di trasporto è solo uno degli ingredienti necessari; risalendo la catena del valore, troviamo anche la necessità di integrare soluzioni a livello applicativo per renderle compatibili tra loro, oltre che REALMENTE fruibili all’utente finale.
E questi sono solo dei banalissimi esempi di ciò che si potrebbe fare se solo chi si trova a gestire il territorio si concentrasse sul mettere a fattor comune tutte le competenze già presenti, magari realizzando accordi con i vari enti/società coinvolte, con la realizzazione di progetti che non risultino solo come delle scatole da cui attingere finanziamenti, ma come dei veri e propri “polmoni di innovazione tecnologica” finalizzata alla realizzazione di opere/infrastrutture FRUIBILI secondo modalità e tempi ben definiti.
E tutto questo, avendo ben in mente una certezza: a Torino ed in Piemonte, la risorsa più preziosa per far tutto ciò esiste già. Sono tutti quei cervelli che non aspettano altro di poter tornare ad essere (e a fare) ciò che fino a qualche anno fa rappresentavano nel mondo: l’eccellenza scientifica!
Paglialunga Paradisi Alberto


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