IL QUOZIENTE FAMILIARE
Il Governo,con la manovra finanziaria, ha effettuato un rinforzo sostanziale della rete della protezione sociale attraverso una riduzione della pressione fiscale sulle famiglie, detassazione delle tredicesime ed i “bonus bebé”.
Con tale manovra, il Governo ha inteso in primo luogo riportare tranquillità al sistema Paese. E’ indispensabile rimuovere l’incertezza che grava come una “ spada di Damocle”su tutto il sistema Italia.
Questi provvedimenti non sono misure che” lasciano il tempo che trovano”, poiché da anni tutti parlano di aiutare le famiglie, ma non si è fatto molto, perché e riconosciuto che sono le famiglie e non i singoli individui, l’unità fondamentale di decisione economica, il fattore in grado di spingere la crescita.
In verità, la solita impostazione assistenziale che ha caratterizzato la politica familiare in Italia dal dopoguerra ad oggi , ci ha portato ad essere uno dei paesi in Europa, con il più basso indice di natalità, a differenza della Francia ad esempio.
ll nostro Paese, invecchia sempre più tant’è che l’attuale sistema previdenziale e sanitario, diventerà insostenibile nel giro di un paio di decenni, proprio per l’andamento demografico.
Le soluzioni possono essere due:
o ridurre drasticamente le prestazioni (sia pensionistiche che sanitarie),
oppure cercare di investire sulla natalità.
Per incentivare la natalità, occorre considerare i figli come una ricchezza per la società: da premiare ed incentivare, indistintamente dal reddito, ed è per questo che il traguardo che si deve raggiungere è l’introduzione nell’ordinamento tributario, del cosiddetto quoziente familiare.
Il quoziente familiare è stato espressamente richiesto dalla Chiesa , che attraverso il presidente della C.E.I. Angelo Bagnasco, ha chiesto al Governo un intervento in questo senso, per supportare le famiglie colpite da crisi globale.
Il tema è nell’agenda del Governo ed è una delle priorità: è una misura fiscale che a regime, porterebbe risparmi consistenti a circa 11 milioni di famiglie, calcolati in media in 800 euro l’anno (di tasse in meno).
Il problema è che la sua applicazione è molto onerosa: secondo alcune stime,il solo gettito fiscale, ma solo riferibile all’imposta diretta, ammonterebbe a circa 3 miliardi di euro l’anno.
C’è da dire che ogni famiglia avrebbe più reddito netto disponibile e ciò avrebbe ripercussioni positive sui consumi e quindi anche sul gettito IVA.
La crisi internazionale e la situazione dei conti pubblici, ha però congelato una sua rapida applicazione.
COME FUNZIONA
Se introdotto, il quoziente familiare consente di dividere il reddito per il numero dei componenti.
Attualmente in Italia, l’imposta sul reddito viene applicata all’insieme degli utili e redditi dei membri della “famiglia fiscale” (composta dal contribuente stesso, dal coniuge, figli minorenni e persone invalide conviventi), con il quoziente, le quote vengono rideterminate in relazione al proprio ruolo ed ai carichi di famiglia.
Ad esempio in una famiglia con un reddito complessivo di 30.000 euro l’anno, dove lavorano due persone, si pagheranno tasse come se ci fossero due redditi di 15.000 euro ciascuno.
Secondo uno studio Eurispes, una famiglia con due componenti, risparmierebbe dai 200 ai 1800 euro l’anno, mentre una famiglia monoreddito, risparmierebbe fino a 3000 euro l’anno.
In Francia, dove il quoziente familiare è in vigore, si calcola che un lavoratore dipendente con 36.500 euro l’anno e con moglie e quattro figli a carico, si trova ad essere esonerato dal pagamento delle tasse, mentre in Italia paga 5.774 euro.
CUI PRODEST ?
Secondo alcune ricerche come una dell’ISFOL, a beneficiarne maggiormente, sarebbero le famiglie ad alto reddito, monoreddito e con figli, mentre pochi sarebbero i benefici per le famiglie con due redditi simili e quelle monoreddito senza figli; per questo sarebbe necessaria l’opzione del sistema di detrazioni e deduzioni fiscali, ma ovviamente occorrerebbe valutare l’effetto sulle entrate che non sarebbe certo di poco conto.
Sarebbe auspicabile avviare uno studio di fattibilità che tenendo conto dell’introduzione del quoziente familiare, evitasse sperequazioni (per esempio per famiglie con due redditi simili oppure monoreddito senza figli).
Con un attento sistema di detrazioni e/o deduzioni e con attenzione al livello delle entrate fiscali.
Già adottato dalla Giunta di Varese, l’obiettivo è quello di procedere all’applicazione del criterio del quoziente familiare sulle tariffe di competenza dell’Amministrazione Comunale e ove sia possibile, sulle tasse.
Ed è anche accordo politico tra maggioranza ed opposizione in consiglio comunale, sulla delibera che introduce il “ quoziente Parma”: un sistema per modulare le tariffe di accesso ai servizi comunali non più soltanto in base all’ISEE, ma a seconda dei figli a carico della famiglia, della presenza di anziani, disabili o di minori in affido, presenza di uno od entrambe i genitori e situazione occupazionale.
In pratica, saranno abbattuti i costi a seconda del “carico assistenziale” che ogni famiglia deve affrontare,con eliminazione degli scaglioni ISEE e calcolo delle tariffe” caso per caso”.
Al momento del voto (unanime) risultano soddisfatte le richieste di chiarimento avanzate da Ap e Pd che pur apprezzando la volontà politica e le finalità della delibera, avevano sottolineato alcune “pecche di fondo”.
Mancano certezze giuridiche,economiche e sulle procedure e non è chiarito se a fronte di chi pagherà meno, ci sarà anche chi paga di più .Oosserva Maria Teresa Guarnieri di Ap. –Non ci sarà chi paga di più perché il quoziente è uno sconto! –
La consulenza per il progetto è costata 12.000 euro.
Per rispondere ai dubbi della minoranza, lo stesso Sindaco Piero Vignali spiega che a fronte delle minori entrate che saranno coperte con apposito capitolo di bilancio, vi sarà un appposito “stanziamento ad hoc per compensare”.Il primo cittadino difende a spada tratta il quoziente: “E’ una proposta seria ed è la prima volta che un’amministrazione si occupa di questo problema; è una sfida di carattere culturale,la delibera è certo perfettibile, ma è un primo passo verso una riforma che vede la famiglia non più come un soggetto da assistere, ma da sostenere”.


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