Tempesta in Arpa, esodo dalla Cgil
Riportiamo l’articolo, a firma di Stefano Rizzi e Oscar Serra, pubblicato su “Lo Spiffero” il 16 settembre 2015
Il bollettino in Arpa Piemonte segnala tempesta. Non una previsione meteo per le prossime ore, ma la raffigurazione di quanto sta succedendo tra le fila della Cgil nell’ambito della rappresentanza sindacale di base dell’agenzia regionale per l’Ambiente. Nel giro di neppure due giorni sei sindacalisti dell’organizzazione di Susanna Camusso hanno rassegnato le dimissioni da delegati della Rsu, seguendo nella decisione Roberto Riggio, che aveva rimesso l’incarico qualche tempo prima. Dei complessivi nove eletti nell’organismo sindacale di cigiellini ne sarebbero rimasti solo tre e il condizionale è d’obbligo visto che l’ultima defezione risale solo a poche ore addietro e nessuno è pronto a scommettere che si tratti dell’ultimo scossone.
Al centro della querelle, la riorganizzazione lacrime e sangue varata dal direttore generale Angelo Robotto, uomo legato al centrodestra e in particolare all’ex assessore Ugo Cavallera, che al momento resta in sella, seguendo le linee guida impartite dalla Regione: dimezzamento dei dipartimenti da 8 a 4 (Torino, Cuneo, Novara-Vercelli-Vco-Biella, Asti-Alessandria) e accorpamento di alcune strutture per far fronte al taglio dei trasferimenti da piazza Castello calcolato in 3 milioni di euro. C’è poi la soppressione di ben cinque laboratori: Ivrea e Omegna hanno già chiuso i battenti, La Loggia sarà il prossimo, seguito da Asti e Vercelli. Insomma, una rivoluzione con trasferimenti di personale ed evidenti disagi.
Ma come sta gestendo la situazione il sindacato interno all’Agenzia, peraltro già in subbuglio dopo il cambio del direttore che si era occupato dell’inceneritore di Vercelli? Nessuno, in Cgil, ha voglia di parlare di Arpa. Bocche cucite dalla segreteria regionale con vaghi rinvii a future spiegazioni e necessari approfondimenti della questione. Rimanda tutto a un comunicato nei prossimi giorni “per spiegare ai lavoratori in maniera chiara e senza strumentalizzazioni” quanto accaduto anche lo stesso Riggio, il primo a dare le dimissioni, poi seguito da Nicola Santamaria, Silvana Borghesio, Marcella Luparia, Gabriella Ippolito, Marco Massimino e Alessandro Giraudo. Un vero e proprio esodo, motivato – secondo quanto si apprende da fonti interne – con il mancato sostegno della segreteria regionale alle battaglie che stavano portando avanti le Rsu cigielline assieme a Usb e Fsi. “Da quando si è iniziato a parlare di riorganizzazione in Arpa non c’è stata una sola presa di posizione della nostra Funzione Pubblica” avrebbe sbottato nei giorni scorsi uno dei sette dissidenti. Troppo filoaziendalista, secondo alcuni, la nuova segretaria Gabriella Semeraro, vicina alle posizioni meno intransigenti di Cisl e Uil.
Un altro tema piuttosto controverso e forse riguarda i premi produttività. Le risorse sono quelle del residuo accumulato nel fondo destinato ai dirigenti – pare una cifra attorno al milione – che la Rsu aveva chiesto di non distribuire al personale apicale come parte variabile dello stipendio, utilizzandolo invece per sopperire ai tagli già imposti dalla Regione all’Arpa. Ventimila euro in meno in tasca ai dirigenti e un gruzzolo come ossigeno per l’agenzia con il fiato corto. Una mossa subito stoppata dai dirigenti, di sponda, probabilmente, con alcune organizzazioni sindacali, forse la stessa Cgil. Vero, falso, verosimile? Il sindacato, pure interpellato, tace. Parlano quei sette posti vuoti nella rappresentanza di base. L’assessore regionale Alberto Valmaggia i licenziamenti li esclude (ma non il blocco del turn over), tuttavia i timori tra i circa mille dipendenti restano. Cita, Valmaggia, la nuova riorganizzazione funzionale dell’agenzia e la proposta di legge predisposta dalla democratica Silvana Accossato che presto approderà in Commissione (il 24 c’è una riunione di maggioranza sul tema).
L’aria all’interno di Arpa continua a essere pesantissima, tra i dipendenti c’è chi teme che Robotto possa sfruttare la riorganizzazione per far fuori o ridimensionare qualche nemico interno, iniziano a fioccare anche le prime cause aziendali. Il rischio è che la situazione possa sfuggire di mano a un direttore nominato dalla destra e oggi non del tutto legittimato dalla nuova giunta e già entrato in rotta di collisione con la giunta, quando decise la rimozione di Giancarlo Cuttica, responsabile dello studio sull’inceneritore di Vercelli. Ora l’ex direttore di Vercelli è stato nominato in una struttura torinese: “È impensabile che una professionalità come quella di Cuttica resti senza incarico e non sia utilizzata subito” aveva detto Valmaggia, aggiungendo: “Interverrò immediatamente perché è persona molto stimata a livello regionale e sicuramente da valorizzare”. Insomma se non una sconfessione, certo una tirata d’orecchi.


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