Piemonte biscazziere, la mafia investe
Riportiamo l’articolo pubblicato su “Lo Spiffero” il 9 settembre 2015
Il numero di giocatori è sempre in crescita. A vincere, senza perdere una partita, è la criminalità organizzata. Che proprio in Piemonte ha la sua piazza più florida nel settore del gaming, siano sale bingo, videogiochi truccati o locali in cui si accettano scommesse. La conferma, ma anche l’allarme, arriva dalla relazione della Direzione investigativa antimafia sul secondo semestre 2014 presentata in Parlamento.
“Il settore del gioco d’azzardo, tramite una grande disponibilità di denaro liquido e radicamento nel territorio, permette al crimine organizzato di offrire molteplici servizi” scrive la Dia che – come osserva Il Velino – nella copiosa documentazione sull’attività svolta e i risultati conseguiti cita per ben 26 volte la parola “gioco” a testimonianza del peso che questo settore ha negli interessi e nel giro d’affari della criminalità organizzata.
Nella comunicazione alle Camere, gli investigatori della Dia confermano che “permane l’interesse della criminalità associata verso i settori tradizionali del controllo del gioco d’azzardo e dei videogiochi, la gestione delle sale scommesse e il sempre redditizio traffico illegale degli stupefacenti”. Dalle indagini emerge come i sodalizi criminali, attraverso dei prestanome incensurati ottengono concessioni di sale bingo e punti scommesse, mentre in altri casi viene imposta ai commercianti l’installazione di videogiochi truccati. Ma il crimine opera anche attraverso altri metodi: suoi uomini “si inseriscono nel segmento del gioco d’azzardo online, riciclano denaro acquistando partite di biglietti vincenti in modo fraudolento, concedono prestiti ai giocatori, con cospicui e rilevanti introiti, arrivando persino a condizionare veri e propri eventi sportivi al fine di massimizzare i propri ricavi connessi al circuito delle scommesse clandestine”. E se questi sono solo una parte dei sistemi usati dalle organizzazioni criminali per far fruttare la grande macchina del gioco, dalla relazione della Dia emerge anche un altro dato: il Piemonte è l’area prescelta dalla criminalità organizzata siciliana, che “oltre alla propensione al riciclaggio e all’usura, ha manifestato un certo attivismo nel settore del gioco d’azzardo, in stretto collegamento con la ‘ndrangheta” (organizzazione ben radicata in Piemonte come confermato dalle recenti inchieste e dallo stesso processo Minotauro) operando tra l’altro attraverso la “pressione estorsiva su imprenditori e gestori di sale da gioco, ai quali – i malviventi scoperti e arrestati – imponevano l’installazione di apparecchi per il gioco automatico in cambio di protezione”.
Meno pesante il ruolo della criminalità calabrese, anche se non è certo estranea dal settore del gioco: se è vero che “si distingue quale attore principale del narcotraffico internazionale” gli investigatori e analisti della Dia non escludono affatto che “potrebbe intromettersi in alcune iniziative come quelle legate ai giochi e scommesse online”. In questo caso la ‘ndrangheta ha ideato “complessi meccanismi di interposizione personale e societaria, deputati ad alterare fraudolentemente i sistemi elettronici, anche attraverso l’utilizzo di esperti per la gestione di circuiti paralleli di scommesse clandestine”. Un primato non certo invidiabile quello per il Piemonte che nella classifica della aree a più alto rischio di infiltrazione precede il Lazio. A Roma come a Torino e, in parte minore in altre regioni, il crimine organizzato ha trovato il modo di trarre ingenti profitti grazie anche all’alterazione delle schede elettroniche e con l’interruzione del collegamento telematico con i Monopoli, con enormi danni per l’erario. In non pochi casi, inoltre, le stesse organizzazioni “hanno distribuito e installato nei locali pubblici dei propri videogiochi arrivando a creare delle situazioni di vero e proprio monopolio, escludendo o imponendo apparecchiature di altri clan”. E che la via del gioco possa essere anche un’utile scorciatoia per ripulire denaro sporco lo hanno scoperto anche personaggi della mafia russa o comunque provenienti da Paesi dell’ex blocco sovietico, sempre più impegnati a “riciclare denaro, provento di illeciti, ricorrendo al business del gioco d’azzardo”.


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