Verso il default?
Un inquietante articolo è stato pubblicato il 21 settembre 2014 sul Telegraph.
Ci dice che, se le cose non cambiano, una delle poche soluzioni plausibili per l’Italia per scongiurare il default sia il lasciare l’euro.
Qualche dettaglio. Nell’ambito degli Stati del G7 solo l’Italia e il Giappone, dopo la crisi, non hanno ri-raggiunto il livello di Prodotto Interno Lordo precedentemente raggiunto e la nostra nazione ha un tasso di crescita prossimo allo zero (- 9% rispetto al 2008).
L’euro di certo non ha aiutato – afferma l’autore dell’articolo – poiché i prezzi hanno continuato a salire. Però la colpa non è tutta dell’euro. Dal punto di vista industriale, mentre Stati come la Germania si sono specializzati nella produzione di oggetti durevoli e di alta qualità, l’Italia ha puntato su prodotti di largo consumo, per i quali la concorrenza dei Paesi emergenti è fortissima.
Il tasso di inflazione è prossimo allo zero e la disoccupazione supera il 12%, ma l’Italia – a differenza di altri – non ha fatto nulla per ridurre il gap di competitività. Il deficit, pur essendo al 3%, non è particolarmente alto, mentre è elevato il debito pubblico (pur essendo in gran parte in mano agli italiani e non agli Stati esteri).
Durante la proclamata austerity (grazie, On. Monti) il debito pubblico ha raggiunto il 130% del PIL. Se l’economia continuerà a stagnare il PIL crollerà e si creerà quella situazione nota come trappola del debito.
Questa situazione è rischiosa, in quanto è estremamente probabile una crisi fiscale, piuttosto che finanziaria. Infatti non è minimamente detto che gli italiani decidano di investire i loro risparmi nell’acquisto dei titoli di Stato (l’Italia è la terza nazione al mondo per numero di titoli di Stato emessi, dopo Stati Uniti e Giappone). Se ciò non accadesse è, appunto, estremamente probabile una crisi del settore bancario ed il default.
L’Italia, secondo l’autore dell’articolo, necessita di una profonda riforma del sistema politico, della giustizia, del sistema di tassazione e del lavoro. Oppure di optare per la radicale soluzione dell’abbandono dell’euro, per permettere ad una valuta debole di generare un boom di export e dell’inflazione, un incremento delle tasse e un crollo del debito.
Mentre l’autore dell’articolo (che, per inciso, è il direttore di Capital Economics, e, quindi, si presume che sia un esperto), si domanda quando il Governo si sveglierà, noi ci poniamo altre domande:
1 – Quanto tempo ci vorrà perché ci dicano la verità pura e semplice, invece che continuare con vuoti proclami;
2 – Quanto tempo ci vorrà perché si esca da una politica intesa come feudo di tante persone, che usano la politica come parcheggio per la propria incapacità;
3 – Quanto tempo ci vorrà perché i politici, invece di fare bella mostra di sé nei mass media, decidano di attuare riforme non fittizie, ma reali;
4 – Quanto tempo ci vorrà perché i cittadini non vengano più abbandonati ad un voto di rassegnazione, ma di fiducia.
Speriamo di avere una risposta differente rispetto alle nostre previsioni…


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