Pensiero sdraiato, Sentinelle in piedi
Riportiamo le interviste a Massimo Introvigne e Lucio Malan pubblicate su “Lo Spiffero” il 24 gennaio 2016
Hanno manifestato come al solito in silenzio, leggendo un libro senza latrare slogan o innalzare striscioni. Non hanno reagito, neppure stavolta, alle contestazioni e ai dileggi di cui sono stati bersaglio. Eppure le Sentinelle in piedi che sabato a Torino, in piazza Lagrange hanno dato vita al sit-in di protesta contro il disegno di legge Cirinnà, secondo Pier Franco Quaglieni, “hanno superato ogni possibilità di attrarre, non dico condivisione, ma neppure una semplice simpatia”.
Per il professore torinese, fondatore del Centro Pannunzio, una delle ultime benemerite associazioni culturali ancora attive a Torino e che spesso si è distinta per assumere posizioni contro la vulgata dominante, le Sentinelle sono annebbiate di ideologia e “il muro contro muro è la loro scelta di campo e forse non si sono neppure accorte del male che hanno fatto alle tesi che sostengono”. Un giudizio tranchant che ha provocato la reazione di Massimo Introvigne, sociologo delle religioni e reggente di Alleanza Cattolica, tra i promotori dell’iniziativa, e del senatore di Forza Italia Lucio Malan, appartenente a una Chiesa, quella Valdese, spesso considerata “progressista” proprio per le aperture in tema di diritti civili e unioni omosessuali. Qui di seguito pubblichiamo i loro interventi.
MASSIMO INTROVIGNE
Caro Quaglieni,
Ho letto il tuo articolo sullo Spiffero a proposito della veglia torinese delle Sentinelle in piedi del 24 gennaio in Piazza Lagrange. Leggo sempre con piacere lo Spiffero e seguo con interesse le tue iniziative.
Faccio dunque, come si dice, outing: sono anch’io una Sentinella in piedi ed ero presente alla veglia del 24 gennaio. Ho letto nel tuo commento che le Sentinelle «se avessero letto per davvero di più, nella loro vita, non sarebbero andate in Piazza Lagrange». Accolgo sempre con piacere gli inviti alla lettura – oggi ce n’è tanto bisogno – ma c’ero, e qualche libro l’ho letto. Accanto a me avevo un collega docente universitario e il primario di un ospedale, forse anche loro non del tutto digiuni di libri. E mi limito ai due più vicini. Semmai, a giudicare dai cartelli e dagli slogan sgrammaticati, qualche lettura potrebbe giovare a chi è venuto a contestarci.
Ho qualche esperienza delle Sentinelle, e non ho mai visto nessuno fingere di leggere. Si legge davvero. Personalmente ho letto una sessantina di pagine de La Casa Europa dello storico svizzero Gonzague de Reynold. Uno dei più esagitati dei contestatori urlava a un ragazzo in prima fila che doveva smetterla di leggere la Bibbia: senza accorgersi che il librone non era la Bibbia ma un’edizione annotata del Capitale di Marx. Se avessi fatto una passeggiata in Piazza Lagrange avresti potuto constatare che più di metà delle Sentinelle leggeva testi di Papa Francesco, utilissimi per la meditazione ma non proprio i preferiti di quello che tu definisci «estremismo religioso». I nemici «da destra» di Papa Francesco – basta leggere i loro blog – semmai criticano le Sentinelle in piedi, non accettando le loro ripetute dichiarazioni secondo cui, mentre contestano certe leggi, ribadiscono con la Chiesa e il Papa che le persone omosessuali vanno accolte con rispetto e delicatezza e non giudicate in quanto persone.
Mia moglie ha letto una buona parte del libro di Sergio Milone sulla non violenza in Tolstoj. Una lettura, direi, non casuale. Confesso di non capire le critiche che imputano alle Sentinelle un «silenzio violento». Che cosa può manifestare la non violenza meglio della lettura di un libro in silenzio? La violenza spesso c’è alle veglie delle Sentinelle. Ma è quella dei contestatori. Ci sono stati lanci di uova e di sassi, pestaggi – tra cui uno di un sacerdote, a Rovereto – e a Bologna, in una contestazione gestita dagli Autonomi, sono spuntate anche le pistole. Da che parte sta la violenza? La risposta non mi sembra difficile.
Colgo anche nel tuo articolo un’ironia sui numeri e sulla rilevanza. Quanto ai numeri di Torino – duecento persone, non sessanta, ma non è questo l’importante -, forse ti è sfuggito che la data delle veglie delle Sentinelle è stata annunciata non solo prima che gli attivisti gay lanciassero le loro manifestazioni – dunque parlare di «contro-manifestazione» è improprio – ma soprattutto prima che fosse concordata la data del 30 gennaio per il Family Day. Le manifestazioni delle Sentinelle sono così diventate spot per il Family Day. Lì sì avrà senso parlare di numeri. A giudicare dagli autobus in arrivo a Roma – che devono comunicare presenza e itinerario alla Questura, e offrono numeri su cui non si può barare – c’è il rischio di assistere il 30 gennaio alla più imponente manifestazione nella storia della Repubblica.
Quanto alla rilevanza, un po’ di storia ci dice che le Sentinelle in piedi sono nate per fermare il disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia, o più esattamente – dal momento che nessuno contesta la repressione penale della violenza contro le persone omosessuali – le norme di quel ddl che prevedono severe pene detentive (fino a sei anni per chi promuove e dirige associazioni) per chi non picchia nessuno, ma si limita a proporre tesi che secondo il giudice di turno equivalgono a un «incitamento alla discriminazione». Di qui il riferimento delle Sentinelle alla libertà di espressione, e l’adesione alla battaglia del ddl Scalfarotto di tanti laici, animati dal motto secondo cui non condivido le tue idee ma darei la vita per consentirti di esprimerle. Grazie all’opposizione delle Sentinelle – e di altri – il ddl Scalfarotto, che si voleva far passare ad agosto e di notte, si è impantanato in Parlamento ed è stato di fatto congelato sine die dal governo. Anche la gioiosa macchina da guerra che avrebbe dovuto far passare il ddl Cirinnà sulle unioni civili entro il 2015 e senza emendamenti sembra essersi inceppata e oggi è certamente meno gioiosa. Se questa è irrilevanza, siamo lieti di essere irrilevanti.
Da sociologo, consiglio la lettura di qualche libro su come cambiamo nel ventunesimo secolo i movimenti sociali. Aiuterebbe a capire come le «irrilevanti» Sentinelle abbiano fermato un disegno di legge che era sostenuto da tutti i poteri forti del Paese. E chissà, la prossima volta potremmo ritrovarti in piazza accanto a noi con un buon libro, a vegliare laicamente per la libertà di espressione di chi non la pensa come te.
LUCIO MALAN
Leggo il commento di Pier Franco Quaglieni e mi chiedo che liberalismo sia schierarsi dalla parte di chi esercita “volgarità e scherno” (l’ha scritto lui stesso dei militanti lgbt) contro chi manifesta nel modo più pacifico immaginabile: immobili, in silenzio, senza striscioni o altro. E il bello è che il commento, del tutto basato sul partito preso, è accompagnato dall’auspicio di “non schierarsi ideologicamente da una parte, per partito preso”! Sarebbe stato interessante quali sono gli slogan delle Sentinelle in piedi, oltre a sapere che per Quaglieni erano banali. E la manifestazione non è stata un flop, perché non puntava ai grandi numeri, infatti non era stata neppure pubblicizzata per quanto ne so (io, ad esempio, ne apprendo l’esistenza da questo articolo). Per quanto riguarda la libertà di espressione in pericolo, il prof. Quaglieni si vada a leggere il ddl Scalfarotto, approvato dalla Camera (e meno male che c’è ancora il Senato), che prevede anni di galera per chi sostiene che la famiglia è quella basata sul matrimonio fra uomo e donna.
A quanto pare, chi è pacifico e indifeso non piace. Non per nulla viene del tutto ignorato l’appello fondamentale: quello di evitare – con l’utero in affitto – di strappare i bambini alla madre per soddisfare il desiderio di due uomini di dichiararsene i “genitori”.
E con il sindaco Fassino si legga il regolamento del suo Comune sugli animali, articolo 9, comma 15: “È vietato separare i cuccioli dalla madre prima di 60 giorni”. I cuccioli no, i bambini sì?


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