Unioni civili, separazioni democratiche
Riportiamo l’articolo pubblicato su “Lo Spiffero” il 4 gennaio 2016
Nella partita che si sta giocando sulla legge per le unioni civili e la stepchild adoption, istituto di tradizione anglosassone (letteralmente “adozione del figliastro”) che consente l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner, previsto nel testo all’esame del Senato, molti giocatori sono piemontesi.
Il presidente del consiglio Matteo Renzi si trova a dover coniugare velocità e “consenso ampio” delle forze parlamentari. Nulla di più difficile in un contesto in cui i centristi si sfilano, in protesta con le stepchild adoption, e la sinistra dem insorge contro l’ipotesi di rivedere il testo Cirinnnà. Renzi su questo punto lascia la libertà di coscienza, sottolineando come si tratti di un tema che riguarda la sensibilità dei singoli parlamentari. Una linea ribadita dal vice segretario Lorenzo Guerini che ha aperto a possibili modifiche del testo in nome di un’ampia condivisione tra le forze politiche, “anche con Sel e M5s”. Tutto, però, si scontra con gli equilibri interni al Pd e, soprattutto, con la decisione del Movimento Cinque Stelle di andare avanti sul testo in discussione.
Contrario alla stepchild adoption è Stefano Lepri, vice capogruppo in Senato e renziano. Il parlamentare torinese ha annunciato la presentazione di un emendamento che mira a sostituire la stepchild adoption (articolo 5 del ddl Cirinnà) con un “affido rafforzato”: “al partner non genitore – spiega – viene riconosciuta la funzione di genitore nello svolgimento di quelle attività in cui è richiesta la presenza del genitore, come l’accompagnamento all’asilo o dal pediatra; l’affidatario cioè avrebbe le funzioni, ma non diverrebbe genitore legittimo, vale a dire sui documenti di identità non risulterebbe genitore del bambino. In caso di separazione l’affidamento potrebbe continuare, e in caso di morte il rapporto potrebbe diventare adottivo; inoltre al compimento del diciottesimo anno si può chiedere l’adozione. In sostanza è un affidamento non rinnovato ma automatico, che non ha bisogno di essere rinnovato ogni due anni”. L’emendamento è pronto: “finora lo abbiamo firmato in cinque, ma raggiungeremo facilmente le 25 adesioni, quelle dei senatori che hanno dichiarato la disponibilità a sostenerlo”. Ci sono margini di mediazione? “Ci confronteremo – risponde Lepri – vedremo i numeri; in questo momento le posizioni sono definite, e certamente anche la nostra sarà in campo”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd: “La stepchild adoption io non la voto. Riconosciamo i diritti delle coppie gay, ma la famiglia è un’altra cosa”. Basico il ragionamento: “I bambini nascono da un uomo e una donna? E allora lo stesso deve valere per le adozioni. È un ragionamento elementare – continua Portas -. Per il resto diamo piena dignità alle coppie gay”.
Una posizione contestata da Federico Fornaro, esponente di punta della minoranza interna. “Chi chiede (anche tra i senatori Pd) lo stralcio” dello stepchild adoption “dal testo Cirinnà vuole che l’Italia rimanga l’unico paese europeo senza uno straccio di legge sulle unioni civili: una prospettiva che tradirebbe gli impegni ripetutamente e giustamente assunti dal Pd”, spiega l’esponente bersaniano. Su una cosa la sinistra dem sembra concordare con Matteo Renzi: “il testo va approvato al più presto”. Una legge, per il premier, va fatta ma senza forzature, lasciando al Parlamento lo spazio per discutere in maniera approfondita. E, comunque, è escluso il ricorso alla fiducia, così come lo stesso Renzi ha sottolineato durante la conferenza stampa di fine anno.


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